Mag 19, 2019

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C’era una volta – In illo tempore – “L’effimero e l’eterno”, elaborazione del Concept_10

C’era una volta – In illo tempore – “L’effimero e l’eterno”, elaborazione del Concept_10

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LAB Di Cult 070 FIAF _ “L’effimero e l’eterno” – coordinato da Francesca Sciarra e Anna Serrato

 

 

C’era una volta – In illo tempore

 

C’era una volta… e adesso c’è ancora? Inizia da questa domanda la nostra riflessione sull’effimero e l’eterno.

Ogni favola è un gioco che si fa con il tempo

ed è vera soltanto a metà

la puoi vivere tutta in un solo momento

è una favola e non è realtà.

Ogni favola è un gioco che finisce se senti

tutti vissero felici e contenti

forse esiste da sempre non importa l’età

perché è vera soltanto a metà!

Così diceva una canzone di Edoardo Bennato, un cantautore che ha utilizzato il concetto di favola, con le sue metafore e le sue figure simboliche, per parlare delle vicende umane.

Luoghi bellissimi, universi sconosciuti, avventure straordinarie, intense emozioni e un pizzico di magia, creature fantastiche e animali parlanti, sono alcuni degli elementi delle fiabe che da bambini ci hanno raccontato e che sono rimasti nella nostra memoria come luoghi, emozioni e avventure possibili in qualunque tempo: basta avere le astronavi della mente per attraversare anni luce in pochi secondi.

 

 

Quelle stesse fiabe, provenienti da chissà dove, noi le abbiamo raccontate poi ai nostri bambini, a dimostrazione che le storie degli anni dell’infanzia restano valide di generazione in generazione, mentre tutto cambia, lasciando nella nostra memoria un senso di possibile eternità.

 

 

Come nella fiaba, anche nel mito vi è indeterminatezza temporale: sovente inizia con “In origine…”, “Quando ancora non esisteva tempo…” o “In illo tempore”.

Le vicende raccontate sono accadute di solito in un remoto passato, in ere primordiali, in un’epoca che precede la storia tramandata per mezzo della scrittura. I protagonisti di questi racconti antichi sono eroi ma anche creature antropomorfe che vivono al di fuori del tempo e dello spazio.

 

 

Da questa assenza di categorie spazio-temporali nasce l’idea di raccontarci fotograficamente attraverso delle fiabe, le nostre fiabe.

Vorremmo narrare di quell’incantamento che ci coglie nell’ascolto di una storia. Vorremmo ricreare quell’attimo di stupore e di meraviglia che è così etereo per poterlo fermare nel tempo.

 

 

Vorremmo rievocare creature fantastiche, che deluse dall’effetto del loro ingannevole canto d’amore vanno a morire su uno scoglio, fondando una città che da loro prende il nome; di creature condannate ad una metamorfosi eterna che le fagociterà nell’elemento naturale.

 

 

Di ragazzi che con un pizzico di presunzione vollero volare troppo in alto, ma che così facendo testimoniarono l’eterno bisogno dell’uomo di superare i propri limiti e di librarsi/liberarsi in volo rivendicando la propria libertà.

 

 

Vorremmo porre l’accento sulla “Fantasia” che in una continua metamorfosi alchemica plasma la vile realtà per riconsegnarla ad una più preziosa dimensione immaginaria. 

 

 

La forza immortale del racconto (anche fotografico) sta nella trasmissione di sogni sempreverdi, ma pur sempre effimeri: è una piccola magia che ci dà l’illusione di poter vivere in prima persona i fatti e di sentire sulla nostra pelle le emozioni dei protagonisti. E di poterlo fare in eterno. 

 

 

Narratemi dunque un piccolo effimero racconto eterno.

A cura delle Coordinatrici Francesca Sciarra e Anna Serrato

Le foto sono dei partecipanti del laboratorio LAB Di Cult 070 FIAF

 

  1. Massimo Pascutti says:

    Lo spunto della fiaba come elemento in grado di annullare il tempo e quindi avvicinarsi al concetto di eternità è sicuramente molto interessante, aprendo uno spunto inusuale di lettura del tema in oggetto. Complimenti a Francesca Sciarra e Anna Serrato.

  2. Il Direttore says:

    Penso di interpretare un sentimento comune nel dire che questo approccio è di grande originalità e, come la canzone di Edoardo Battiato, ha un’appartenenza intima all’immaginario del popolo napoletano.
    La favola che sta a metà tra sogno e realtà è una chiave molto efficace per liberare l’immaginazione sul tema de “L’effimero e l’eterno” perché si può guardare l’effimero del reale con il velo dell’eternità del sogno. Il sogno è la dimensione dell’esistenza che è indifferente al tempo perché come nella fiaba (come nell’arte) perpetua un pensiero sull’esperienza esistenziale che inevitabilmente attraversa determinati passaggi come: l’innamoramento, i valori etici, l’espressione del Sé, il flusso generazionale che rinnova la vita umana. Da questo punto di vista viene evidenziato l’intreccio intimo tra l’effimero e l’eterno che è in noi, come individui e come collettività.
    Appena ho letto questa elaborazione mi sono reso conto di quanto sia importante la presenza della cultura napoletana a incitarci nel non indugiare nell’esperienza di libertà che offre l’espressione di un linguaggio potente come è la fotografia.
    Grazie per questa importante condivisione che con la vostra assenza ci sarebbe mancata.

  3. Paolo Cappellini says:

    Complimenti al laboratorio 70 questa nuova chiave di lettura è molto bella e stimolante. Emoziona e scalda.

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