Giu 25, 2015

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“TEMPI DEL MIO (IR)REALE” di Nuccia Cammara Fotografa, a cura di Fausto Raschiatore

“TEMPI DEL MIO (IR)REALE” di Nuccia Cammara Fotografa, a cura di Fausto Raschiatore

“TEMPI DEL MIO (IR)REALE” – di Nuccia Cammara Fotografa, a cura di Fausto Raschiatore

Per Nuccia Cammara ogni scatto fotografico è un viaggio nella dimensione più profonda di qualcuno, gelosamente circoscritto e personale, … un modo autentico per fare nuove conoscenze, percorrere inediti itinerari culturali, ascoltare e condividere riflessioni. Un viaggio, o meglio, un insieme di viaggi tra le pieghe della nostra contemporaneità, tra Reale e (IR)reale, ovvero, tra un mondo che esiste e un Altro che ognuno di noi cerca. Anzi, che ognuno di noi sogna, immagina, addirittura crea ad hoc, come fa la Cammara attraverso il linguaggio della fotografia. Da sola e in assoluta solitudine creativa. Alla ricerca dell’Altro da uno spazio aperto e disadorno. “Anche lo spazio comunica” diceva il fisico statunitense Edwin H. Hall. Ed aveva ragione. Per scelta d’indagine e di studio e per dare libertà e visibilità espressiva al proprio istinto e alla propria passionalità, in un contesto carico di “passato”. Osservando queste fotografie si è portati a meditare sul fluire silenzioso del tempo, in particolare sul “tempo nel presente” e quindi a una rilettura di una riflessione del filosofo inglese di Alfred N. Whitehead secondo il quale “Le nozioni di Passato e di Futuro sono fantasmi all’interno del fatto del Presente”. L’autrice in questo studio-indagine, declina iconicamente i Tempi del suo reale e del suo (IR)reale. Ogni sequenza collegata da un filo invisibile con l’immagine che la precede e quella che segue, lancia un messaggio in proprio e uno in quanto segmento di una entità che dà corpus e visibilità alle proprie riflessioni. Autentiche, vere, efficaci e cariche di sensualità e di passione. Una tavolozza di emozioni che coniugate tra di loro diventano metafora eletta a simbolo dell’istinto, degli impulsi primordiali e incontrollabili, dell’irrazionalità, delle pulsioni profonde, come sanno essere solo certe speciali sensibilità femminili. Visibile il taglio strutturale del racconto, il cui tratteggio narrativo portante è gradevole e curato nei dettagli che alterna composizioni sostenute da una progettualità finalizzata per il tramite della pre-visualizzazione e poetiche riflessioni iconiche talvolta più elaborate, talaltra meno. La figura umana domina la scena e assume una configurazione dinamica in ogni immagine, quasi un collegamento invisibile e strutturato. Un vero set cinematografico. All’interno del quale domina una gestualità delle mani che esalta la femminilità e si coniuga con una studiata sensualità. Tanta solitudine, solenne e maestosa, insieme a un continuo riferimento al rapporto Autrice-Tempo, Spazio-Luogo. La figura umana recita una parte importante. I colori, tenui e calibrati, conversano con semplicità tra loro in un ambiente dove la memoria recupera certe dimensioni per nutrire il presente e ascoltarla in silenzio. L’ambiente si lega alla sensibilità dell’autrice che con pazienza e disponibilità elabora il proprio progetto, che è studio, amore, vita autentica. Ricerca dell’Altro.

Palazzo Grimaldi – Corso Umberto I, 106 – 97015 MODICA (RG).
Mostra Fotografica di NUCCIA CAMMARA dal 13 al 28/6/2015.
Inaugurazione, sabato 13 giugno, ore 19, presente l’autrice.
Ingresso libero. Visite: da lunedì al sabato, ore 10/13 – 16/20.

  1. Il Direttore says:

    “TEMPI DEL MIO (IR)REALE”, di Nuccia Cammara, è un’opera animata da un’idea narrativa artistica, per le riflessioni e le domande che ha formulato con le sua ricerca estetica concretizzata nelle immagini.
    Fausto Raschiatore ha già analizzato profondamente l’opera e pertanto non ripeto le sue stesse riflessioni.
    In questo commento esprimo ciò che mi ha colpito di questo progetto fotografico.
    Perché di progetto si tratta, con la scelta dei luoghi e delle modelle, con il rispettivo abbigliamento e diverso atteggiamento.
    La scelta dei luoghi e delle modelle è la parte più evidente dell’opera. I luoghi di diversa epoca, antica e moderna, accomunati dall’essere dismessi e in rovina. Le due modelle ci appaiono coerenti al luogo in cui si muovono: la prima donna in nero ci appare solenne, la seconda in viola è a tratti trasgressiva.
    Ne nasce un groviglio di segni che inevitabilmente produce emozioni che sono generate dalla vertigine del tempo nella prima e dal senso di morte nella seconda.
    Questo parlare con i segni del tempo e quelli della natura umana è un’operazione fotografica sempre suggestiva che regala al fotografo un momento di spaesamento gravido di scenari insoliti.
    Ringraziamo Fausto Raschiatore per averci condotto con la sua guida dentro a questo intricato dedalo di significati.

  2. Antonino Tutolo says:

    E’ un’opera che genera molte sensazioni, anche diverse l’una dall’altra. Uso i versi del poeta Angelo Nese (Il tempo e il nulla – Diario di uno sconosciuto) per evidenziare quella che mi emoziona di più:

    Torna la notte e mi ritrovo solo
    a risentire fremiti, sussurri vaghi
    di arcane risonanze, quasi
    richiami di armonie perdute,
    sospiri di celati sentimenti;
    un intreccio di parole sottofondo,
    dialoghi sommessi, lenti, lunghi,
    gravidi di incogniti travagli.
    la mente, trepida, scandaglia
    e il cuore si stempera agli inganni
    che abbagliano di falsa luce i giorni.
    E scivolano nel vuoto le chimere
    che rendono la vita un paradosso,
    sentendo in queste voci come passa.

    Complimenti vivissimi all’autore per questo lavoro eccellente;
    ogni tanto compare qualcosa di diverso, originale almeno nella realizzazione e nella interpretazione.

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