Ago 9, 2015

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STORIE, Raoul Iacometti – Autore dell’anno FIAF 2015. II° e ultima parte.

STORIE, Raoul Iacometti – Autore dell’anno FIAF 2015. II° e ultima parte.

STORIE, Raoul Iacometti – Autore dell’anno FIAF 2015, II° e ultima parte.

Storie in una fotografia.

Laboratorio di Critica fotografica del Dipartimento Cultura FIAF, formato da Orietta Bay, Isabella Tholozan e coordinato da me.

Silvano Bicocchi
Direttore del Dipartimento Cultura FIAF

 

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Tematica – di Orietta Bay
L’atmosfera della vasta e molteplice produzione di Iacometti è vibrante. Filo conduttore il legame intenso con la realtà e il bisogno di raccontarla. Fulcro dei suoi interessi sono la bellezza e l’armonia della natura e dell’uomo declinate nelle più svariate accezioni. Il suo è un viaggio meditato, profondo, coinvolgente e poetico nel mondo e in sé, iniziato fin dal primo progetto e tuttora in essere, in un ventaglio di possibilità, dal paesaggio al reportage. Il tema dello spazio naturale e antropizzato, la spinta emotiva, onirica, alla base della visione e il nuovo modo di interpretarla sono proposte in “Ai confini del mare”, “Paesaggi” e “Viaggio in Argentina”. Un tema comune interpretato in poetiche dalle varie sfumature, così come sono le emozioni che nell’uomo si alternano e si mescolano per trovare il vero senso delle cose e assorbire l’energia vitale da loro emanata. La bellezza, l’esaltazione compositiva, l’ieraticità ci sono raccontate in “Danza”. Lavoro guidato da una musicalità interiore che genera armonica perfezione di forme e movimenti. Indagine tematica che in “Green Attitude” si sviluppa arricchendosi nel rapporto tra luogo e femminilità, in un gioco di assonanze, esplosione di ritmo e grazia. Fortemente indagata la figura femminile, al centro di tante sue riflessioni fotografiche, che gli consentirà di potersi esprimersi anche nella realtà dello “Wedding” con uno stile personale che trasforma in atto d’amore ogni gesto.

C’è continuità di pensiero nell’affrontare sia il reportage che la street. Il tema del tempo e il continuo evolversi lo porta ad uno sguardo più duro per raccontare, con leggera ironia, anche le contraddizioni di una realtà ancora in transito di certezze, come in “Tre giorni a Madrid”. Nell’attenzione alla contemporaneità si inserisce anche “Botteghe-Filiera alimentare”, opera rafforzata dalla scelta compositiva a mosaico che aggiunge immediatezza e ritmo e racconta le particolarità delle nostre abitudini alimentari. I “ritratti” sono spinta all’incontro, ma è con “Emilio Medina” che sentiamo tutta la capacità di Raoul di entrare in sintonia con l’esperienza esistenziale dell’altro, rappresentando oltre le evidenze del concreto sogni ed emozioni. L’attaccamento alle origini, alla fierezza della famiglia, al suo bisogno affettivo, ci arriva con “Gourmet” profumato dall’odore del cibo e del calore di coloro che ama.

Un autore guidato da passione, intuito e creatività che parlando dichiara ”le fotografie più belle sono quelle che non ho mai scattato” promettendo sorprese.

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La poetica – di Isabella Tholozan

Portato per natura alla riflessione, Iacometti privilegia l’opera portata avanti con continuità, entrando in un processo ciclico che, al culmine, riparte per creare altre forme, altri percorsi, indagine del Sé e di perfezione dell’opera (opus).

Testimonianza di questa volontà, “I confini del mare”, work in progress, dove la natura e l’uomo si miscelano in scenari misteriosi e metaforici; ecco che allora il viaggio e la fuga, permettono di sottrarsi all’angoscia e all’impossibilità di realizzare l’azione gratificante, unico rimedio alla quotidianità.

Così come gli alchimisti del passato, detti, oltre che “filosofi”, anche “artisti”, Raoul Iacometti ricerca, nel processo di costruzione delle sue opere, la conoscenza, seguendo e osservando la natura, l’attività e l’intervento dell’uomo; uno sguardo attento che traccia, all’interno della quinta fotografica, ritmi, volumi e respiri.

La Milano edonista degli anni 80’ sfiora l’autore che appare perfettamente sincronizzato con una generazione che ha vissuto, nonostante i conflitti sociali e l’instabilità politica, un’epoca fondamentale per la cultura italiana; una visione estetica che ancora ci contraddistingue e rende riconoscibili per gusto e sobrietà.

Sono tutte caratteristiche che negli scatti di Raoul Iacometti affiorano, principalmente nella produzione da professionista e di committenza; immagini consacrate alla bellezza e alla sua potenza comunicativa, visioni formali della realtà che diventano dialogo, espressione, poetica.

Milano è soltanto una parte della crescita dell’autore, infatti, la vita, lo porta a dover affrontare, specialmente in giovane età, lunghi periodi lontani dalla città, in riviere che inducono a vite differenti, dove il pensiero meditativo e la lentezza muovono a processi più intimi e privati.

Sono le opere nate in questi contesti quelle più autentiche e poeticamente ricche; in esse fluisce un mondo interiore che svela una natura sensibile, capace di stabilire con il passato archetipi potenti quali, la tenerezza, il sublime, senza però negare l’esistenza dei loro opposti, propri della malvagità umana; sentimenti primordiali, che umanamente si adattano a una visione del racconto che descrive il tutto per individuare l’unicità in esso nascosta.

Una poetica che si perfeziona con linguaggi metaforici arricchiti dell’ordine ritmico della disciplina musicale e della pulsione passionale, verso tutto ciò che è esterno a noi; una sensibilità che esprime conflitti e fragilità, dove la figura umana è sovente assente e la scelta espressiva è consegnata, in alcuni casi, a un bianco e nero curato con metodo quasi maniacale, in altri, all’uso dell’IPhone e alle sue potenzialità espressive e surreali.

Poesia e musica, eleganza e bellezza; le opere di Raoul Iacometti sono alchimie, dove i quattro elementi sono miscelati con sapienza, senza apparire mai esagerati e stucchevoli, personale poetica e visione di un mondo e di un’umanità ascoltata e compresa.

 

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Conclusioni – di Silvano Bicocchi

In ogni persona la relazione tra la vita individuale e quella collettiva è il delicato territorio nel quale nascono i conflitti e le armonie esistenziali; le opere di un fotografo sono segni eloquenti che ci parlano di quella particolare relazione che egli ha intessuto nella sua vita.

La nostra azione di studio è parte di questa relazione, nel senso che è la vita collettiva che pone attenzione alla vita individuale di un autore, ed in questo il nostro lavoro trova il suo senso.

Dalle riflessioni condotte da Orietta Bay e Isabella Tholozan possiamo trarre gli elementi per comprendere quale rapporto Raoul Iacometti ha tenuto col proprio Tempo e il proprio Spazio.

Un passaggio importante dell’intervista è, a mio avviso, quello che osserva l’articolazione del suo linguaggio fotografico, col quesito: “nasce prima la tematica o la poetica?”.

Nelle sue risposte ben articolate, Raoul Iacometti ci ha posto a contatto con il suo linguaggio fluido ed autentico perché istintivo che, dalle sue parole, ha come unica regola quella del “saper entrare in una storia, inoltrarsi nel profondo, senza che filtri mentali o tecnici ne impediscano la realizzazione”. …

La sua necessità interiore nasce integralmente da tutto il suo Sé: corpo, anima e tecnica fotografica sono una cosa sola. Egli si esprime con la fotografia in modo naturale: il media fotografico è proprio tale perché è per lui il mezzo più semplice e diretto di espressione.

Iacometti è un uomo tecnologico, nel senso che vede il mezzo fotografico come un dispositivo di varia natura in continua evoluzione, pertanto da assimilare costantemente nelle sue innovazioni. Il suo primato è l’idea e il media è quello che si trova tra le mani nel momento in cui l’urgenza espressiva gli chiede di scattare. In questo senso egli è un fotografo multilinguistico, perché se ogni tecnica gli offre una diversa cifra stilistica, lui conoscendola sa quali leve toccare per ottenere il miglior risultato espressivo.

Anche Raoul Iacometti con la sua opera ci dimostra che la fotografia è un linguaggio efficace per esprimere e comunicare la propria vita interiore. Entrando nelle sue storie che ci portano a contatto del mondo che ha cercato e di quello casualmente trovato, ci appare l’immagine di come, fino ad oggi, egli ha visto: la bellezza, il sublime, l’inquietudine, il fascino delle storie di altre vite e di altre realtà.

 

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*Ci scusiamo per la scarsa qualità delle immagini, prese dal libro con mezzi non adeguati alla loro perfetta riproduzione.

 

 

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