Mag 22, 2016

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“Le immagini del silenzio. Dal pensiero alla realizzazione” – di Renza Grossi

“Le immagini del silenzio. Dal pensiero alla realizzazione” – di  Renza Grossi

“Tutto ciò che ho sempre voluto

Tutto ciò di cui ho sempre avuto bisogno

E’ qui tra le mie braccia

Le parole sono del tutto superflue

Possono solo fare male”

Enjoy The Silence
Depeche Mode

“Le immagini del silenzio. Dal pensiero alla realizzazione

Renza Grossi

 

 

Possediamo realmente la percezione del silenzio?

Sappiamo esattamente che forma ha, o concediamo al silenzio una dimensione concreta solo nel momento in cui ad esso riserviamo tutta la nostra attenzione?

Mi sono interrogata a lungo, negli ultimi mesi, sulle potenzialità del silenzio, sulle sue dinamiche, cercando di interpretarlo come un dono prezioso che ci viene concesso sotto forma di pausa, di stacco, anche solo momentaneo dalle dinamiche caotiche della realtà. Ma il silenzio può essere percepito anche come un luogo intimo e protetto nel quale possiamo concedere spazio alle nostre riflessioni e dove le emozioni possono prendere forma. Proprio perché ha questa connotazione profonda e privata il silenzio è il luogo prediletto per celare ciò che si ha paura di verbalizzare, o che si cerca di proteggere.

Dietro ad un silenzio si nascondono segreti preziosi, eventi, fallimenti e perdite. Una muta invisibilità. E se la verità delle cose e dei sentimenti viene nascosta, immersa nel silenzio, allora ciò che è visibile, raccontato od urlato non è altro che finzione.

Ed è da qua che inizia la ricerca e la sperimentazione fotografica di Michael Donnor, con il progetto Silent Moan (fig.1), il lamento silenzioso. Il suo lavoro è stato definito simile a quello di un minatore alla ricerca dell’oro. Egli setaccia le identità delle persone, separa ciò che appare da ciò che è, concentrandosi su ciò che la fotografia cattura, quasi nella casualità dello scatto, e che l’occhio, e la mano del fotografo, può far emergere attraverso la manipolazione dei negativi. …

 

fig.1 Michael Donnor, Silent Moan

 fig. 1

fig.2 Michael Donnor, Silent Moan

fig. 2

Ma il silenzio ci può apparire anche per contrasto, come qualcosa di non controllabile, infinito e misterioso. Il bloccarsi davanti ad un evento, il rallentare il proprio ritmo, il dissolversi del rumore, come qualcosa di sospeso, qualcosa per cui non è possibile concepire spazio e tempo. Il silenzio può essere il luogo della scoperta, ma anche quello della negazione.

Ed ecco allora il lavoro Colour Field di Nadav Kander (fig.3, 4), le cui fotografie sono pervase da un senso di inquietudine e di perdita. Kander è il fotografo dei vuoti, di quell’emozione interiore, intima del silenzio.

 

fig.3 Nadav Kander, Colour Field

fig. 3

fig.4 Nadav Kander, Colour Field

 fig. 4

E sospeso, bloccato a mezz’aria come in una pausa di riflessione, sollevato in cielo con la grazia e la leggerezza di un personaggio di fiaba è il corpo di Maia Flore in Sleep Elevation (fig.5). Si, perché il silenzio è anche quello del sonno sognante, di una magica sospensione, il momento il cui tutto diviene possibile, dove si prende un respiro e si può salire nel vuoto grazie ad un semplice palloncino… (fig.6)

 

 

fig.5 Maia Flore, Sleep Elevation

 fig. 5

fig.6 Maia Flore, Sleep Elevation

 fig. 6

Ma creando immagini sospese nel tempo e nello spazio nasce l’oblio.

 

fig.7 Claire A. Warden, Salt fig. 7

fig.8 Claire A. Warden, Salt

 fig. 8

Ed è proprio il silenzio fagocitante dell’oblio al centro del progetto di Claire A. Warden Salt (studies in preservation and manipulation) (fig.7). Il presupposto è quello della ricerca della conservazione della materia come autentica e vivente, un’indagine destinata al fallimento per la stessa natura effimera della vita.

Ma qui subentra il processo di preservazione dei campioni botanici come documenti fondamentali per sviluppare la ricerca futura. ….

E l’oblio del tempo porta al silenzio, crea una perdita, ma questa perdita attraverso le immagini ( e la fotografia) può essere colmata. Le immagini “mute” per loro stessa natura, permettono in realtà di dare voce ad un passato che ci viene negato perché i testimoni di ciò che è stato non hanno più voce. Il silenzio inghiotte tutto. Ma dal silenzio possono riemergere storie e racconti ripensati e ri-narrati.

 

fig.9 Marcela Paniak, Elysium

 fig. 9

 

fig.10 Marcela Paniak, Elysium

fig. 10

 

Elysium, di Marcela Paniak (fig.9) , e’ uno lavoro di grande raffinatezza ed eleganza. I Campi Elisi, che danno il nome al progetto, sono quei luoghi, raccontati nella mitologia greca, in cui soggiornano le anime dei defunti protetti dagli dei. Nella terra della pace eterna, le anime prive ormai di tutte le sofferenze e dei desideri, passeggiano al suono della musica di una lira invisibile, tra pioppi e asfodeli. I fiori rappresentano la morte, il dolore e la tristezza, la malinconia ma anche l’eternità.

Storia, ricordo e vita eterna, sono i temi affrontati in queste immagini. …

Ed ecco che accade qualcosa di straordinario, queste immagini rinascono, vengono rimesse in circolo, rilette, divengono un nuovo ricordo diverso dal precedente, che necessita di essere scoperto e nuovamente compreso. Una nuova storia che nasce dal silenzio prende così vita davanti ai nostri occhi.

 

fig.11 Michael Donnor, Manifesting Infinity

fig. 11

 

fig.12 Michael Donnor, Manifesting Infinity

 fig. 12

Vorrei chiudere questa carrellata di esperienze fotografiche che raccontano le straordinarie potenzialità del silenzio, tornado a Michael Donnor, il primo autore che vi ho presentato. Manifesting Infinity (fig.11) ci racconta del nostro interrogarci quotidiano sull’esistenza e sull’universo. Qual è il significato del tempo? Quale quello dello spazio e della transitorietà della vita? Donnor ancora una volta sottolinea il potere della mente e dell’immaginazione, che ci permettono di proiettarci agli inizi del tempo o al di là della luce, di viaggiare nel cosmo e creare realtà alternative e incanti fantastici (fig.12). Ed è proprio in queste infinite manifestazioni che possiamo riconoscere le incredibili possibilità dell’universo. Le sue immagini nascono dalla necessità di dare un senso a ciò che non si conosce, ma nella realtà dei fatti generano nuove storie e nuovi misteri.

Se il silenzio ci permette di concentrarci, riflettere, creare, immaginare e sognare, allora è davvero uno strumento fondamentale per chi, come i fotografi, hanno il grande privilegio di poter osservare il mondo con uno sguardo differente.

Ma nel mondo dell’infinito, come nelle fotografie di Michael Donnor, il silenzio diventa assordante.

 

Grazie e buona luce a tutti.

Renza Grossi

 

Il silenzio_Renza Grossi  (pdf – del testo completo, scaricabile)

 

Le attività e i festival che hanno il tema “Il Silenzio” sono i seguenti:

– 2 e 3 aprile – Sestri Levante PhotoHappening – Set & Simposio

– 14 Maggio – Carpi (MO) C.F. Il Grandangolo

– 24, 25 e 26 giugno – Sassoferrato FacePhotoNews con “Portfolio dello Strega”

 – 1, 2 e 3 luglio – Sestri Levante “Una Penisola di luce” con “Portfolio al mare”

 – 4, 5 e 6 novembre – Colorno “ColornoPhotoLife” con “Portfolio Maria Luigia”

Diversi sono i laboratori che stanno nascendo guardando queste attività espositive e concorsi.

  1. Il Direttore says:

    E’ importante che altre voci, oltre la mia, diano il loro contributo nell’approfondimento tematico.
    Questo post di Renza Grossi ha proprio questo senso di portare il suo contributo alla ricerca di profondità sul tema “Il Silenzio”.
    Lo porta giustamente con il proprio sentito e le immagini che lo rappresentano.
    E’ fondamentale che un’esperienza creativa come questa, giunta nel pieno del suo farsi, che venga animata da appartenenti a diverse generazioni perché il mondo dei fotografi è intergenerazionale.
    Ogni generazione ha il proprio immaginario collettivo e si pone nella società con i suoi complessi e slanci nel costruire il domani.
    Questi diversi orientamenti interiori devono essere accostati per far costituire, nel loro insieme, i contenuti pluralisti della nostra società.
    Con Renza Grossi abbiamo condiviso il laboratorio de “Il Grandangolo” di Carpi e conoscendo quanto aveva prodotto ho insistito perché lo pubblicasse su Agorà Di Cult.
    Invito chiunque abbia da aggiungere altro a quanto già detto, di contattarmi così vediamo di arricchire di nuove visioni questo tema che concluderà il suo percorso creativo a ColornoPhotoLive.

  2. Simona Bertarelli says:

    Meravigliosi lavori da approfondire!! Sono incantata!! Renza, ho avuto il piacere di seguirti a San Felice con un vostro intervento sempre su autori e sperimentazioni. Serata magnifica. Grazie delle nuove preziose segnalazioni.

  3. Anonimo says:

    La voce narrante, la voce che canta, abita nel silenzio del corpo.
    Come già il corpo nel grembo materno.
    Il silenzio si sottrae alle perfette identità del senso.
    La sua eco si riflette nelle ombre inesplorate dello spazio. Il silenzio le rivela.
    Poi la quiete.
    Avendo attraversato tutti i segni.

    N.B.
    da Regolamento non sono ammissibili i commenti anonimi, se non ci sarà comunicato l’autore questo commento sarà cancellato.

  4. Teofilo Celani says:

    La voce narrante, la voce che canta, abita nel silenzio del corpo.
    Come già il corpo nel grembo materno.
    Il silenzio si sottrae alle perfette identità del senso.
    La sua eco si riflette nelle ombre inesplorate dello spazio.
    Poi la quiete.
    Avendo attraversato tutti i segni.

  5. Valeria Cremaschi says:

    Le mute invisibilità di cui ci parla Renza sono dentro ognuno di noi.
    Ho il privilegio di collaborare con Renza, e la fortuna ogni volta di poter scoprire nuovi autori, nuovi fotografi, nuovi punti di vista che aiutano in mio percorso e quello di molti altri soci del gruppo fotografico.
    Ci viene così data la possibilità di scoprire nuovi linguaggi che a volte ci aiutano nella nostre ricerche,e altre ci sconvolgono per farci riflettere su un altrove, su mondi lontani dalla semplice concezione dell’atto fotografico.
    Renza ci guida con la scelta di questi autori in percorso molto intimo, personale, perché se esiste un tempo per il silenzio, questo è il nostro tempo.
    E’ per questo che ringrazio Renza, compagna e maestra di molti viaggi fotografici, per questo percorso.
    Valeria
    Gruppo Fotografico Grandangolo Carpi

  6. Danilo Baraldi says:

    Sono rimasto di nuovo incantato.
    Avevo già vissuto questo testo, con l’accompagnamento di altre immagini oltre a queste, ma rileggerlo è come se l’avessi letto solo ora, perché mi hanno colpito ancora le parole di Renza, e ancor di più guardando le immagini.
    Forse mi ripeto, ma quello del SILENZIO è un tema incredibile. Non ce ne siamo accorti, ma è una riflessione per immagini che ha coinvolto tantissimi autori.
    E noi che ci stiamo cimentando, ma anche solo parlando, ne dobbiamo essere orgogliosi.
    Di contribuire pure noi.
    Ciao, Danilo Baraldi, Gruppo Fotografico Grandangolo BFI di Carpi (MO).

  7. Antonino Tutolo says:

    L’Infinito

    « Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
    e questa siepe, che da tanta parte
    dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
    Ma sedendo e mirando, interminati
    spazi di là da quella, e sovrumani
    silenzi, e profondissima quiete
    io nel pensier mi fingo, ove per poco
    il cor non si spaura. E come il vento
    odo stormir tra queste piante, io quello
    infinito silenzio a questa voce
    vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
    e le morte stagioni, e la presente
    e viva, e il suon di lei. Così tra questa
    immensità s’annega il pensier mio:
    e il naufragar m’è dolce in questo mare.
    (G.Leopardi)

  8. Le parole espresse da Danilo Baraldi sono le stesse che avrei voluto scrivere. La condivisione è un esercizio che allarga le nostre menti.

  9. Il silenzio è fotografabile? Il Silenzio nella versione di Nini Rosso è musica da ascoltare sull’attenti? Il Suono del Silenzio di Paul Simon è da considerarsi tra i migliori pezzi pop della storia? “Le immagini del silenzio. Dal pensiero alla realizzazione” – di Renza Grossi ho avuto modo di vederlo proiettato e commentato appassionatamente da Orietta a Sestri Levante, è servito anche come promessa per un centinaio di persone che dovevano poi per andare a fotografare IL SILENZIO in alcune suggestive location, nel pomeriggio.
    La mattina successiva sono stati proiettati una settantina di portfolio commentati a due voci da Silvano e Orietta, le immagini che ho visto erano generalmente molto diverse da queste, anche perché i tempi strettissimi hanno limitato di sviluppare progetti estesi. Gli stessi autori poi hanno decretato uno loro classifica di gradimento, i primi tre lavori sono risultati molto diversi tra loro, personalmente non ho scorto dentro delle immagini del silenzio.
    Il musicista Steve Reich compone il brano musicale 4’33’’ fatto di solo silenzio, lo esegue più volte in pubblico. La musica può essere fatta di solo silenzio e forse le “immagini del silenzio” senza la fotografia?

  10. Andrea Moneti says:

    “Mi tolgo le cuffie e ascolto il silenzio. Il silenzio è una cosa che si ascolta”
    Haruki Murakami

    Prendo spunto da questa bella frase del famoso scrittore giapponese per esprimere la mia riflessione sul tema del silenzio.
    Trovo condivisibile lo spunto iniziale del contributo di Renza, e piuttosto singolare come leghi il tema del silenzio ai vari contributi presentati.

    Perché il silenzio non è l’assenza (di suono), un vuoto.
    E’ piuttosto una cosa che richiede una azione: il distaccarsi innanzitutto dalle proprie abitudini e attività.
    Occorre quindi una disposizione alla sua ricerca: il silenzio non esiste, deve essere ascoltato.
    E nel momento della sua ricerca si noteranno i rumori più flebili: il proprio respiro, la penna che traccia i segni sulla carta, il brusio del frigorifero … il battito del proprio cuore.
    E’ questo il rumore del silenzio.
    E’ l’emergere di una diversa attitudine all’ascolto, che favorisce l’espressione di una intimità con se stessi, il dialogo interiore tra le nostre molteplicità.
    Ed è il luogo della sensibilità e della poesia.
    Forse l’artista è proprio colui che, anche nella confusione, riesce a ascoltare il silenzio della propria anima e a esprimere la propria immaginazione.

  11. Siamo abituati a guardare immagini, ma forse sempre meno ad immaginare.
    Abbiamo imparato ad ascoltare le parole, ma nessuno ci ha insegnato ad ascoltare il silenzio.
    Per questo è sempre meno praticata la poesia, essa ha in sé parole ma soprattutto silenzi.
    Le parole sono una finestra sul mondo mentre il silenzio è specchio della nostra anima.
    Ogni immagine come ogni testo è fatto di parole e di silenzi, cose mostrate e dette, cose non mostrate e sottaciute.
    Dobbiamo imparare anche a metterci in ascolto del silenzio, saper legare insieme descrizione e interpretazione, realtà e immaginazione.

  12. Antonino Tutolo says:

    A mio avviso sarebbe più opportuno parlare di vuoto, che di silenzio.
    E’ il vuoto lasciato dalle persone di un tempo, dalla sedimentazione dei ricordi degli anni.
    Allora il silenzio è rotto da voci assordanti: ricordi, sensazioni, insicurezze, paure, angosce, incubi, che portano l’animo sulla via dell’introspezione stimolando la sensibilità, la fantasia dell’arte.
    La materia s’è trasformata; quella che abbiamo avanti non è più la stessa. Almeno questo ci pare. In realtà essa non è mai stata dorata come la percepimmo tanti anni fa; non c’è più la strada dei ricordi, la mano materna, il primo sorriso che ci ha fatto innamorare. Solo ricordi in un mare di vuoto; ricordi che assordano, affliggono, avviliscono, fino alla pazzia. Gli atomi sono cariche elettrice elettriche nel vuoto; ma il vuoto non è non è necessariamente silenzio.
    Anche nel rumore più penetrante coi suoi decibel, percepisco il dolore del ricordo di un visto, di una mano, di un gesto di un luogo.
    In fondo, neanche allora, quando c’erano, quando erano concreti e tangibili, non afferravi l’essenza del loro essere.

  13. Antonino Tutolo says:

    Dagli incubi ancestrali di Michael Donnor,
    …alle angosce cupe di Novar Kander
    …all’elevazione nell’irrazionale di Maia Flora
    …all’introspezione solitaria di Claire A. Warden
    …alla ricerca del passato di Marcela Paniak
    …fino all’irrazionalità estrema ancora di Michael Donnor
    …….il silenzio parla, urla;
    E’ il vuoto che dà dolore e solitudine

  14. Antonino Tutolo says:

    In nessun caso è il silenzio a parlare. Altrimenti che silenzio sarebbe.
    Infatti si usa dire rompere il silenzio.

    Abbiamo bisogno di raccoglimento, per leggere, scavare, dentro di noi.
    Simenon scriveva al bar, tra centinaia di avventori.

    Occorre imparare a riflettere, a capire, a discutere, ad ascoltare. Perché in questa epoca critica, tutti hanno da dire, ma nessuno ascolta.
    Alla fine tutti dicono la stessa cosa, immancabilmente priva di logica.

    Credo che in nessuna epoca storica sia stata creata e ripetuta, ad libitum, fino alla nausea, l’infinita mole di banalità che promana dai cosiddetti mezzi di informazione.

    Cosiddetti, perché essi trasportano, gonfiandola, una serie enorme di banalità e luoghi comuni creati ad hoc, solo per riempire gli spazi televisivi tra una pubblicità e l’altra.

    E’ normale e conseguente che chi si ferma ad ascoltare, con attenzione e con spirito critico, scopra che esiste ancora un mondo non fagocitato dai media; un modo dove si può usare la propria testa cercando di limitare i condizionamenti quotidiani.

    Ma le voci vengono da dentro, dal caos dei condizionamenti che emergono nuotando nel vuoto pneumatico

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