Giu 1, 2016

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Ferita Armena – di Antonella Monzoni

Ferita Armena – di Antonella Monzoni

 

Cronache Di Cult:

 

Il Premio Marco Bastianelli 2016 a FERITA ARMENA – Gente di Fotografia Edizioni

Motivazioni:

Il Premio Marco Bastianelli 2016 è andato ad Antonella Monzoni con il libro FERITA ARMENA perché, secondo la giuria “Antonella Monzoni con le sue intense e profonde immagini in bianco e nero conduce un’esplorazione nella memoria e nella cultura di un popolo che non ha dimenticato la sua ferita restituendoci con intensità il dramma, la forza e la speranza della comunità armena. Il libro, curato da Gente di fotografia Edizioni, impeccabile nella grafica, è un esempio di reportage contemporaneo di grande spessore.”

 

Ferita armena cover_00


 

FERITA ARMENA – di ANTONELLA MONZONI

Il concept del libro:

L’Armenia è stata una scoperta per me. Ho sentito da subito il suo tormento, i territori che attraversavo si presentavano aspri, ostinati, rocciosi, un “regno di pietre urlanti” come lo ha definito Osip Mandel’stam. L’Armenia mi ha raccontato le sue ferite, la sua storia, il suo orgoglio. L’ho visitata tutta, camminando, conoscendo persone che amavano condividere con me il proprio vissuto e tutti, anche giovanissimi, parlavano della ferita più grande del loro popolo, che si chiama Il Grande Male (Metz Yeghèrn), un genocidio compiuto dal governo ottomano dei Giovani Turchi nel 1915. Non c’è famiglia armena che sia immune da questa antica ferita. E non c’è famiglia all’interno della quale non ne sia trasmessa la memoria, di generazione in generazione, affinchè non sia dimenticata.

Oltre un milione e mezzo di armeni furono sterminati in quello che è stato definito “il primo genocidio del XX secolo”, ma incomprensibilmente non è noto e soprattutto non è stato mai riconosciuto dalle autorità turche.

Ho scelto il 2015 come data di pubblicazione di questo libro per ricordarne il centesimo anniversario, per contribuire a una maggiore conoscenza di questa terribile sciagura.

 

Antonella Monzoni

 

  1. Il Direttore says:

    “Ferita Armena” edito nel 2015 da Gente di Fotografia è un libro fotografico che nasce dagli scatti in analogico del 2006, 2007 e presentato in forma di portfolio nel 2008.
    Il percorso intero di Antonella Monzoni lo potete trovare nella monografia del 2010, a lei dedicata, di Autore dell’anno FIAF.
    Oggi sfogliare questo libro importante di “Ferita armena” è difficile immaginare che un’opera così completa, nell’indagine tematica e intensa nei significati, sia stato realizzato con le sole forze dell’autrice, dall’ideazione alla realizzazione.
    Nel 2006 Antonella Monzoni, come i grandi fotografi del ‘900, inizia il suo progetto in Armenia viaggiando sola, con mezzi pubblici, con bagaglio leggero e la sua fotocamera manuale a pellicola con 3 obiettivi di focale corta e media.
    E’ animata da una forte necessità interiore di dare voce al pianto del Popolo Armeno, contro il negazionismo dell’eccidio subito.
    Nel 2008, a progetto ormai concluso, Antonella Monzoni è una delle tante fotoamatrici italiane che propone le proprie opere ai tavoli di Portfolio e ai Concorsi internazionali di fotoreportage.
    La sua è una fotografia che affondando le radici nel patrimonio iconografico del reportage umanitario del ‘900, è tutta protesa a mostrare la realtà con un’interpretazione ben informata storicamente che rifugge la tentazione narcisistica e riesce ad essere testimonianza, informazione e passione umanitaria.
    Quando nel 2006 a Bibbiena mostrò anche a me i suoi primi scatti, mi sentii di fronte a un progetto dalle proporzioni fuori standard del portfolio e la scelta tematica mi mostrò un’altro aspetto dell’alterità misteriosa dell’autrice.
    Allora, questo progetto ora diventato libro davvero importante, era un’impresa in corso che dall’esterno poteva apparire uno dei tanti progetti sproporzionati che la passione fotografica fa intentare agli appassionati, senza mai giungere a conclusione.
    Dietro a questo risultato c’è solo: una coscienza umanitaria di rara lucidità; un talento fotografico di prim’ordine; un’efficenza incredibile nel passare dal dire a fare.
    Complimenti ad Antonella Monzoni per il percorso d’eccellenza compiuto dal 2000 ad oggi.

  2. Antonella says:

    Ringrazio di cuore Silvano Bicocchi e la FIAF per aver sostenuto questo progetto. Sono felice di poter condividere con tutti voi questo Premio che mi arricchisce come persona.
    Non è stato facile, l’Armenia e le sue ferite rappresentano tuttora un percorso minato, ma sono contenta di aver lavorato intensamente e caparbiamente, di aver realizzato questo libro che oltre a riportare la mia “visione” ospita importanti contributi di Antonia Arslan, Daniele De Luigi e Aldo Ferrari.
    Spero che FERITA ARMENA possa aiutare ulteriormente a comprendere il valore necessario della memoria, a non dimenticarere i genocidi a cui assistiamo ciclicamente. Per non ripetere gli stessi errori. Grazie a tutti. Antonella

  3. Bravissima Antonella! sempre per non dimenticare!

  4. Massimo Pascutti says:

    ” Ferita Armena” di Antonella Monzoni, rappresenta un esempio di lucidissima e accorata testimonianza di una grande tragedia che è stata per troppo tempo dimenticata. Le fotografie sono bellissime sia tecnicamente che dal punto di vista dei contenuti, mai banali e mai indulgenti ad un facile pietismo, dandoci una dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, della grande bravura e della sensibilità di una fotografa contemporanea . Bravissima Antonella.

  5. gigi montali says:

    Penso che Ferita Armena sia una delle più belle opere di reportage degli ultimi anni, prima di tutto è al di fuori della mode del momento, tratta un tema dimenticato da molti con tanta delicatezza e umanità che solo Antonella riesce.
    Complimenti per il premio ricevuto.

  6. Davide Cavalli says:

    Ferita Armena, immagini non retoriche ma profonde…inquadrature che parlano da sole, trasmettono sensazioni forti.

    Complimenti vivissimi.

  7. Isabella Th says:

    Immagini lucide, che arrivano subito al dire, senza nessun giro di parole.
    Antonella è così, schietta e diretta; tutti i suoi lavori le calzano a pennello, a riprova della sua consapevole umanità.
    “Ferita Armena” anticipa un percorso politico molto forte che, proprio in questi giorni, ha decretato il riconoscimento da parte del Bundestag tedesco del genocidio di 1,5 milioni di armeni tra il 1915 e il 1916 (un anno!) e il conseguente richiamo in patria dell’Ambasciatore turco.
    Voglio credere che la fotografia non sia solo testimonianza ma, anche, un’ottima arma e che l’opera di Antonella abbia fatto centro!

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