CAPOLINEA – Tema dell’anno Di Cult 2017

 
 
 
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Elaborazione del Concept – 01

Annunciamo pubblicamente che è “Capolinea” il tema prescelto per il 2017.

E’ un tema di grande forza metaforica, probabilmente anche troppo forte, talmente forte da ingenerare il rischio di restare prigionieri negli stereotipi che tutti abbiamo in mente nel pronunciarlo.
Il tema è potente e dobbiamo andare oltre la prima impressione.
Se volete ci andremo insieme con la serie dei post di elaborazione del concept che viene aperta da questo mio ma che continuerà con i contributi che ognuno di voi iscritti è invitato a dare.
L’elaborazione del “concept tematico” ha lo scopo di dilatare con l’analisi fotografica e mentale le tante potenzialità che questo tema offre, al fine d’aumentare i punti di vista del nostro vedere e pensare.
 

capolinea000L‘arrivo.

La metafora è un figura retorica che porta la nostra mente a traslare il significato che attribuiamo a un’immagine, dal concreto delle cose all’astratto di un pensiero; è l’esercizio di un linguaggio figurato. Pertanto innanzitutto occorre analizzare il cose, per capire quali sono gli elementi che accendono la nostra immaginazione metaforica.
Nelle cose, un Capolinea è la stazione terminale, di un servizio di trasporto pubblico, il cui itinerario presenta delle stazioni intermedie. Quindi in ogni itinerario ci sono due capolinea.
Già fotografare questo particolare spazio, prima definito, è coerente col tema.
Consiglio a tutti di fotografare il proprio Capolinea; perché, con l’emozionante conoscenza diretta, sarà la nostra interpretazione soggettiva a ridimensionare lo stereotipo che abbiamo in mente.
Io l’ho fatto e ho visto questo:
Al capolinea termina la corsa in un verso e se si vuole continuare a viaggiare non si può fare altro che tornare indietro da dove si è venuti.
Il capolinea è uno spazio aperto al passaggio dei flussi di persone che arrivano o partono… nessuno resta perché non vi si può albergare; quindi è un Nonluogo.
A parte i gruppi, raramente gli individui che lo affollano parlano tra loro e quindi non si creano relazioni se non un muto scambio di sguardi e un normale atteggiamento comportamentale.
 

capolinea001L‘inversione

Come in una rappresentazione teatrale, tre sono gli elementi che compongono questa realtà: la scena, le figure, le azioni.

  • La scena:
    Può essere dei più diversi tipi, cambiando il mezzo di trasporto (autobus, metropolitana, treno) e il tipo di località dove è posto il capolinea (paese, periferia, città, metropoli).
  • Le figure:
    Nel capolinea si perpetua una vicenda collettiva tra persone isolate nella propria individualità ma che condividono dei ritmi spaziali e temporali (pensate solo alla massa dei pendolari) dando vita a una storia silenziosa, dove gli sguardi sono il principale mezzo di una relazione silente che accende l’immaginario individuale.
  • Le azioni:
    Come in ogni stazione si può arrivare o partire, ma non è una stazione di passaggio perché nel capolinea termina o inizia l’itinerario e quindi si può cambiare direzione o, se c’è, cambiare intineraio. Come in ogni spazio pubblico le persone vivono l’esperienza dell’incontro occasionale che si perfeziona con il reciproco esibire la propria immagine.

 

capolinea002La partenza

La metafora si accende in noi quando la nostra immaginazione, alimentata dalla realtà, ci porta ad attribuire alla fotografia un significato che va oltre il senso concreto delle cose. Si sa: l’immaginazione metaforica conosce ragioni che la ragione non conosce (1).
Se nell’interpretare il tema “Capolinea”, ad esempio intendiamo come “itinerario” la “vita umana” già si aprono scenari molteplici a seconda che consideriamo la sfera individuale o quella collettiva – la vita giovane o anziana – ma… c’è tanto altro ancora. Di itinerari ce ne sono di tantissime altre nature e scoprirle potrebbe essere il modo per rendere personale il nostro progetto fotografico.
Buona luce.
 
Silvano Bicocchi
Direttore del Dipartimento Cultura FIAF
 
(1) Metafore del silenzio, Francesca Rigotti – Ed. MIMESIS

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