Dic 3, 2017

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MANIFESTI VIRTUALI_ 03.1 – di Monica Mazzolini

MANIFESTI VIRTUALI_ 03.1 – di Monica Mazzolini

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Laboratorio di Storia della fotografia
LAB Di Cult 025 FIAF, coordinato da Monica Mazzolini

Manifesto della
“Magnum Photos Inc., i primi 50 anni”
(prima parte)

Sono trascorsi poco più di 70 anni da quando – in contemporanea nel maggio del 1947 – mentre in Italia viene pubblicato sulla rivista Ferrania il manifesto de “La Bussola” negli Stati Uniti si assiste alla costituzione dell’agenzia fotografica tutt’oggi più importante e famosa al mondo: la Magnum.

Due mondi e due modi differenti di concepire la fotografia. Milano e New York. Fotografia come arte da un lato, come documento e informazione dall’altro. Una visione che ha alla base l’area circoscritta della provincia nel primo caso, il mondo intero nel secondo. Il fotografo amatoriale ed il fotografo come mestiere.

Con la Magnum si sviluppa e soprattutto si afferma la figura ed il modello del fotoreporter professionale il cui scopo e la cui ragione di esistere stanno nella rispettosa informazione della notizia riguardante gli avvenimenti. Ovviamente la fotografia documentaria e di guerra erano già nate basti pensare che la prima fotografia che ci descrive un conflitto, quello avvenuto in Crimea, risale al 1855 per mano di Roger Fenton.

Roger Fenton – “La valle dell’ombra della morte” – Guerra in Crimea (1855)

Inoltre già da tempo i fotografi collaboravano con le riviste (un esempio su tutti Life fondata nel 1936) ma l’importanza della Magnum sta non solo nella qualità della fotografia ma anche nella filosofia e professionalità, che sono alla sua base, unita alla nascita di una strategia di impresa collettiva volta a produrre immagini vendibili nel mercato dell’informazione e dei media sempre con un occhio di riguardo, da parte dei padri fondatori, all’etica morale. Il fotogiornalismo si occupa di raccontare attraverso le immagini una storia socialmente rilevante, fornisce pertanto un’informazione. Le caratteristiche che lo contraddistinguono dal flâneur (“il gentiluomo che vaga per le vie cittadine, immergendosi nei luoghi e provando emozioni nell’osservare” per citare un termine introdotto da C. Baudelaire) che pratica la street photography e dalla fotografia artistica sono quattro, riferite alle qualità che debbono avere le immagini:

  • Devono essere pubblicate con tempismo.
  • Hanno senso se contestualizzate nel racconto di eventi accaduti.
  • Devono essere fedeli ed accurate nella rappresentazione e, nella loro capacità narrativa.
  • Si devono legare ad altri elementi della notizia per poter essere meglio comprese da chi le osserva.

Seguendo la storia dei carteggi (dal 1947 all’oggi) tra i vari appartenenti alla “cooperativa” è possibile comprendere come alcune volte i punti di vista siano differenti. Ma questo è stato da sempre stato un valore aggiunto basti pensare alla questione, ancora di grande attualità, riguardante arte e giornalismo. Il dibattito si può riassumere con la seguente frase: “Cartier-Bresson cercava di cogliere il senso della realtà in una serie d’immagini coerenti ed equilibrate, quello che chiamava il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo, mentre il credo di Capa era la foto più bella, la propaganda migliore, è la verità” (1).

Come sempre il contesto storico-politico-sociale è fondamentale pertanto non possiamo non considerarlo per capire la nascita di questa Agenzia. Sono passati due anni dalla fine della seconda guerra mondiale, al termine della quale nasce l’ONU (24 ottobre 1945) ed il 4 aprile 1949 la NATO. Viene stilata tra il 1946 ed il 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. In Europa si sentono ancora gli strascichi della rovina e della distruzione. In tutto il mondo ci sono tensioni e non solo il nostro continente sta vivendo un momento particolare. Basti pensare che nel 1947 siamo proprio agli inizi della “Guerra fredda” tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America. In Africa ed in Asia le popolazioni lottano, assistiamo a genocidi, alla nascita dell’apartheid, all’assassinio di Mahatma Gandhi, per citare solo qualche fatto saliente. Ed è in questo contesto di nuovi conflitti e di minacce da un lato e di cooperazione tra gli stati dall’altro che iniziano ad operare Capa, Seymour, Rodger e Cartier-Bresson.

Quello della Magnum Photos, Inc., non è un vero e proprio Manifesto programmatico bensì un formale atto costitutivo di una società registrato il 22 maggio 1947, redatto, firmato e sottoscritto conformemente all’articolo 2 della Legge sulle Società per Azioni dello Stato di New York. In tale documento (che possiamo definire “Manifesto virtuale”), depositato dall’avvocato Johan J. Asselta, sono elencati gli obiettivi e le aspirazioni di questa “cooperativa di fotografi” il cui padre teorico e spirituale è stato Robert Capa. Con settant’anni di attività alle spalle l’agenzia Magnum ha influenzato la storia della fotografia (anche quella amatoriale) e del fotogiornalismo contemporanei grazie alla sua autorevolezza ed i suoi protagonisti. Possiamo riassumerne il motto con la seguente frase: “Magnum è comunità di pensieri, condivisione di qualità umane, curiosità su ciò che sta succedendo nel mondo, rispetto per ciò che sta accadendo e desiderio di trascriverlo visivamente” (Henri Cartier-Bresson).

     Immagini raffiguranti copia del Magnum Photos Inc. “Certificate of incorporation” – New York State, Department of State, 22 maggio 1947 firmato dall’avvocato Johan J. Asselta.

La Magnum Photos, un’istituzione nell’ambito del fotogiornalismo, è di certo leggendaria. Un mito. E mitologica è la storia relativa alla sua nascita. Il primo documento ufficiale rinvenuto è proprio quello che risale al 22 maggio del 1947 mentre la vicenda riguardante il pranzo al museo MoMa di New York – dove i fondatori pare brindarono con una bottiglia di champagne – non è dato di sapere se sia avvenuta veramente. Non si conoscono la data, chi fosse presente e non ci sono carteggi (2). Alcune fonti (1) parlano di un incontro nel marzo-aprile del 1947 tra Robert Capa, Bill Vandivert, la moglie Rita e Maria Eisner. I tre grandi assenti Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger, sarebbero stati contattati tramite posta per informarli del loro coinvolgimento nell’agenzia. In ogni modo, pranzo a parte, in quel periodo Robert Capa era sicuramente a New York mentre gli altri erano in giro per il mondo a lavorare sul campo. Fatte queste premesse possiamo affermare che i fondatori della Magnum Photos Inc. sono Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David “Chim” Seymour, George Rodger, Maria Eisner ed i coniugi William e Rita Vandivert (che nel luglio 1948 rassegnarono le dimissioni, per questa ragione non sono quasi mai nominati nel loro ruolo). Sette fondatori per sei diverse nazioni di origine: Ungheria, Francia, Polonia, Inghilterra, Italia, America. Le sedi inizialmente erano New York e Parigi.

Da sinistra a destra: Robert Capa (1913 – 1954); Henri Cartier-Bresson (1908 – 2004); David “Chim” Seymour (1911-1956); George Rodger (1908 – 1995) e William Vandivert (1912 – 1989); Maria Eisner (1909 – 1991); Robert Capa e George Rodger a Napoli nel 1943; David “Chim” Seymour and Robert Capa fotografati da H. Cartier-Bresson a Parigi (1952).

La caratteristica fondamentale del “Certificate of incorporation” (così si chiama in inglese il documento in questione da cui deriva il suffisso Inc. dopo il nome) è proprio la sua formula ossia la costituzione di una società che per forma giuridica è simile alla società per azioni. Per come formulata, tutti i componenti avevano gli stessi diritti ed avevano la garanzia della libertà di scelta degli incarichi e dei lavori. Viene creata una struttura in cui non le riviste, ma i fotografi, sono in grado di gestire la produzione e decidere dove, come e per chi lavorare. Ovviamente vengono anche regolati i compensi dei singoli.

Il primo punto (dei dieci totali) definisce il nome della società che non è stato dato a caso, tutt’altro: Magnum deriva dal latino magnus, -a, -um che significa grande, importante, nobile, generoso (tutte caratteristiche augurabili alla nascente società). Inoltre è il nome delle bottiglie extra-large di champagne, molto amato da Robert Capa, ed il calibro di alcune pallottole da revolver realizzate da una azienda produttrice di armi da fuoco americana e messe in commercio nel 1934. Simboleggia la guerra ed il coraggioso personaggio del reporter.

Il secondo punto, diviso in sotto-paragrafi, elenca le attività specificando che possono essere svolte dai partecipanti pur trovandosi in qualunque parte del mondo. La libertà d’azione significava permettere all’autore di scegliere soggetti e temi del reportage e orientare la produzione verso uno stile personale.

I quattro fotografi si divisero il territorio considerando le diverse aree geopolitiche e culturali: Cartier-Bresson l’Asia, Seymour l’Europa, Rodger l’Africa, mentre Capa girerà un poco ovunque. Robert Capa aveva idee, aspettative ed ambizioni, pertanto nel documento viene proposta non solo l’attività fotografica (di tutti i generi ed in qualsiasi parte del mondo) ma anche ritrattistica, cinematografica e pittorica.

Collegato a questo è presa in considerazione la possibilità di commercializzare macchine fotografiche e attività collegate come sviluppare negativi e stampare fotografie. Nell’ambito della cinematografia la possibilità di fabbricare, produrre e vendere pellicole e possedere un laboratorio. Ma anche il commercio di dipinti, disegni, incisioni e fotografie. Il concetto fondamentale era descritto nel paragrafo C del contratto che prevedeva: “Svolgere la funzione di agente o rappresentante, amministratore, procuratore di fatto, venditore o intermediario, in cambio di parcelle o diritti d’autore, commissioni o altro, per conto di privati, associazioni, organizzazioni, sindacati o corporazioni, nazionali o internazionali, impegnati in qualsiasi ambito, campo o settore connesso con l’arte fotografica, ritrattistica, cinematografica e la fotografia, l’illustrazione o l’attività pittorica, di qualsiasi tipo, natura o genere, immagini statiche o in movimento […]. In generale, fare tutto ciò che è appropriato, corretto e favorevole per il comportamento di successo di un fotografo e un’agenzia fotografica, e le attività in tutti i suoi campi, diramazioni e dipartimenti”.

Questo significa che agli associati (tutt’oggi funziona così) venivano riconosciuti i diritti d’autore e la proprietà dei negativi con la possibilità di controllare la diffusione delle proprie immagini attraverso la proposta autonoma dei propri servizi alle testate giornalistiche ed alle riviste alla quali veniva imposto il divieto di manipolazione delle immagini.

 Robert Capa – Spiaggia di Omaha D-Day – Francia (6 giugno 1944)

David Seymour – Bambini che giocano tra i relitti del D-Day – Francia (1947) 

William Vandivert – Soldati russi spostano l’aquila del partito nazista – Berlino (1945)

INDIA. Punjab. Kurukshetra. A refugee camp for 300.000 people. Refugees exercising in the camp to drive away lethargy and despair. Autumn 1947.

Henri Cartier-Bresson – Punjab Kurukshetra – Campo per 300.000 rifugiati (1947)

Robert Capa – Catania (1943)

George Rodger – Napoli (1944)

David Seymour – Matera (1948)

“Non siamo mai davvero riusciti a raggiungere un punto d’incontro, ma abbiamo scoperto che queste istanze potevano coesistere. [… ] I loro temperamenti e punti di vista totalmente differenti si sono espressi sin da subito in quella varietà di prospettive e serietà nel lavoro che hanno contraddistinto Magnum negli anni” (1981 – Inge Morath).

Nel prossimo post analizzeremo il periodo esaltante successivo alla fondazione: la storia personale dei fondatori, i primi reclutamenti di nuovi componenti e l’evoluzione dei primi cinquant’anni della sua storia. La ragione per la quale non ci inoltriamo negli anni 2000 consiste nel fatto di descrivere il momento che possiamo definire storicizzato e non in evoluzione.

Per ulteriori approfondimenti:

1- “Magnum – I primi cinquant’anni della leggendaria agenzia fotografica”

di Russell Miller (Ed. Contrasto 2016).

2- “Magnum manifesto”

a cura di Clément Chéroux in collaborazione con Clara Bouveresse (Ed. Contrasto 2017).

3- https://www.magnumphotos.com

  1. Il Direttore says:

    Come è evidenziato fin dall’inizio del testo rigoroso di Monica Mazzolini, la scelta di trattare la Magnum dopo il Manifesto de “La Bussola” è la contemporaneità di questi due atti fondatori che avvengono simultaneamente nella primavera del 1947, all’insaputa l’uno dell’altro.
    La ricerca storica diventa avvincente quando si scoprono questo coincidenze che inevitabilmente oggi ci consentono di intrecciarle per giungere a ragionare sulle nostre radici culturali, perché è indubbio che abbiamo risentito influenze da entrambi di queste due forme di pensiero che hanno animato la pratica fotografica dell’epoca.
    Se la Bussola riflette sulla pratica fotografica italiana, la Magnum nascendo New York e sviluppandosi a Parigi si presenta già con quella prospettiva globalizzante che caratterizza il nostro tempo.
    Monica pone a confronto, con molta efficacia, le due nature profondamente diverse sotto ogni profilo che le si ponga a confronto.
    Noi che leggiamo il passato, sapendo poi come si sono sviluppate le storie, abbiamo il privilegio di capire con luce nuova il significato degli atti e il valore del pensiero.
    Procediamo insieme su questo percorso storico che ha una notevole forza rivelatrice e che non mancherà di porci in discussione nella nostra pratica fotografica.

  2. Seguo con particolare interesse il LAB di Monica Mazzolini a cui rivolgo i miei migliori apprezzamenti per il suo lavoro. Recentemente ho avuto modo di presentare a Perugia presso la Galleria Artemisia le opere fotografiche di Giorgio Cutini. Fotografo marchigiano molto vicino al Centro Studi Marche. Mi è stata data l’occasione di parlare con Giorgio del Manifesto “Passaggio di frontiera” che, nel 1995, ha avuto come firmatari Enzo Carli, Gianni Berengo Gardin,lo stesso Giorgio Cutini, Luigi erba, Ferruccio Ferroni, Mario, Giacomelli, Paolo mengucci, Aristide Salvai, Francesco Sartini, Sofio Valenti. Ora dopo l’apertura delle Galleria Fiaf a Perugia sto pensando di tracciare un percorso per il 2018, da attuare come evento collaterale a Mostre fotografiche, che illustri alcuni momenti fondamentali dell storia della fotografia e mi piacerebbe portare questa esperienza attraverso le linee guida a cui Monica sta lavorando. Mi sembra un modo nuovo che ha tutte le carte in regola per far vivere la fotografia con altri versanti artistici (musica, letterarura, pittura).
    Marco Nicolini
    Direttore Galleria Fiaf perugia

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