Apr 26, 2018

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ANNA SERRATO, Identikit d’Autore

ANNA SERRATO, Identikit d’Autore

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Cos’è per me la fotografia?

Quando mi è stato chiesto di scrivere cosa è per me la fotografia mi sono venute in mente più domande che risposte.
So cosa significa per me fare fotografia? Che cosa voglio raccontare quando realizzo un’immagine? Ho la consapevolezza di quello che faccio? Ho scelto di scattare fotografie perché sono una pittrice mancata.

Ho fatto studi artistici, e il mio lavoro ha avuto sempre come filo conduttore l’arte.  E amo soprattutto la pittura.
Quando realizzo delle immagini fotografiche, questo profondo legame si manifesta.
Non è una volontà vera e propria; è dovuto più alla sedimentazione nella memoria di certi dipinti del passato. In fondo fotografiamo ciò che conosciamo, ciò che amiamo.

Sono molto affascinata da come nel corso dei secoli, nell’arte, sia stata rappresentata la bellezza femminile, e da come questo ideale sia mutato, conferendo all’immagine della donna infinite sfaccettature.
Come in molta pittura, le mie fotografie sono popolate da donne. Sono donne normali, a volte celebrate come antiche opere d’arte, a volte riprese nelle loro consuete attività quotidiane. Raccontando le donne rivelo anche qualcosa di me.

E allora, cos’è per me la fotografia?
La fotografia per me rappresenta la dimensione nella quale convogliare una creatività che altrimenti sarebbe soffocata. E’ l’opportunità di raccontare e raccontarmi, in una sorta di specchio che rimanda mille riflessi della stessa immagine. La fotografia è la possibilità di entrare in relazione con gli altri e con me stessa. La fotografia è per me un cammino in continuo divenire.

Per scegliere le immagini da presentare, ho fatto un percorso all’indietro e ho osservato come in questi ultimi dieci anni ho sviluppato il tema del femminile.Da un’iniziale dimensione astratta e senza tempo, in cui prevale la ricerca estetica, sono passata a rappresentare donne reali e contemporanee.  La tecnica è sempre stata al servizio dell’immagine, e mai il contrario. Per me la fotografia è un cammino e un racconto: sono in cerca della prossima meta e di una nuova storia da narrare.

Anna Serrato

 

ANNA SERRATO

Identikit d’Autore

 

 

  1. Il Direttore says:

    Anna Serrato si racconta nella riflessione scritta e con le sue immagini. Raramente capita di mettere in sequenza le immagini che riteniamo siano importanti nel nostro percorso fotografico e se lo facciamo scopriamo i tratti salienti del nostro immaginario creativo e cosa ci interessa veramente.

    Ho l’impressione che nel fare ciò, l’autrice ha preso di coscienza da dove ha iniziato e dove sta andando. L’inizio è improntato al pittorialismo, mentre le ultime foto al realismo lirico e simbolico. Leggendo le sue immagini penso che indubbiamente Lei è fotografa e se realizza le immagini senza pennello è semplicemente perché è la fotografia il suo linguaggio.

    Anche in questo caso l’immagine tecnica ha dato prova di essere un potente mezzo espressivo col quale esprimere i più intimi sentimenti e narrarli con la voce giusta, anche quella del pittore quando l’immagine nasce da quell’immaginario.
    Complimenti ad Anna Serrato per l’efficace rappresentazione in poche immagini di un’infinità di sentimenti appartenenti al sentire della donna.

    • Ringrazio il Direttore per l’accoglienza su Agorà e per le belle parole spese per il mio lavoro.
      Mi auguro di poter, quanto prima dare anche il mio piccolo contributo.
      Anna

  2. Antonio Desideri says:

    Le stanze, spazi della vita e del quotidiano. Luoghi apparentemente banali, talvolta specchi dove le esistenze, grazie all’intervento della fotografia, si sublimano in forme che diventano pubbliche, sentimenti espressi e regalati al mondo, agli osservatori.
    La fotografia ha questo grande potere, tra gli altri: disvela, scopre, smaschera (nel senso positivo di cogliere una forma di realtà senza alcun palcoscenico) e anche quando si ispira ad un’altra arte (la pittura, il pittorialismo in questo caso) dice comunque l’oggetto della sua indagine. E lo dice senza infingimenti. Così, partendo da un soave distacco, il sentimento quasi preraffaellita delle origini si trasforma pian piano in una capacità di analisi profonda e diretta, immediata. In una materia piena, rotonda, carnosa. Siamo all’oggi, ai micro-sentimenti di un gesto, di uno sguardo, di un confronto col fuori. Una tenerezza indurita dal tempo perduto ma che torna a galla ogni volta che può. In ogni momento possibile.

  3. Anonimo says:

    Anna Serrato ho letto con infinito piacere il tuo Identikit d’Autore, e colgo questa occasione per rinnovarti i complimenti per i tuoi ‘percorsi artistici’, dal mio punto di vista hai reso con semplici parole la nitida fotografia della tua creatività e della grande capacità di relazionarti con il mondo “dell’arte”.

    Angelo Moscarino

  4. Gabriele Bartoli says:

    Il fatto che più mi colpisce della Stanza delle donne di Anna è che scorgiamo interamente il volto solo di pochissime di loro, una, e comunque il loro sguardo non incrocia mai il nostro.
    Potrebbe essere che l’idea dell’autrice fosse quella di rappresentare le varie sfaccettature dell’universale femminile, certo, ma quello che avverto è una sorta di chiusura verso l’altro.
    E’ una donna che si cela, la donna di Anna; dietro un fiore, dietro una fotografia, nella fretta di sistemarsi una scarpa. E’ una donna che non cerca il contatto con l’altro, anzi, ho la sensazione di non essere invitato a dar parte di questo mondo, mi sento isolato dietro uno schermo trasparente (l’obiettivo della fotocamera).
    La connotazione generale che colgo da queste immagini è di turbamento, non basta un sorriso di rimando a un ricordo, un momento di felicità in mezzo a una diffusa inquietudine.
    Ma magari ho sbagliato io e me ne scuso, ma dalla distanza in cui mi trovo rispetto alle immagini questo è quello che sento.

    • Ciao Gabriele.
      La tua lettura mi piace molto, non la trovo affatto negativa.
      La scelta di celare il volto delle donne è volontaria: spesso, la presenza del volto catalizza l’attenzione, e distrae da tutti gli altri elementi della fotografia.
      Il senso di turbamento e di estraniamento che provi è giustificato dalla scelta che ho fatto.
      Hai ragione, non hai la possibilità di entrare in contatto con loro, ma solo di guardare, non visto, il loro mondo.

  5. Massimo Pascutti says:

    Una bella sorpresa la presentazione delle immagini di Anna Serrato: un percorso che nel corso degli anni si dipana passando dal pittorialismo al concettuale, per arrivare poi ad una narrazione più lucida e reale, ma mantenendo sempre in primo piano il tema principale della sua poetica, la donna.Anna ci propone una serie di immagini molto belle, che partono affrontando il tema della corporeità, per arrivare alla perdita di identità e alla descrizione del quotidiano dell’universo femminile. Bene ha fatto l’autrice a intitolare il suo lavoro “Le stanze delle donne”, perchè in ogni stanza si cela un pezzo della condizione femminile, anche se devo essere sincero mi pare che le immagini “concettuali” siano le più efficaci. Complimenti ad Anna per il suo splendido esordio.

  6. Le donne di Anna vivono tutte in una dimensione fortemente simbolica ma anche sfuggente, parallela alla realtà.
    Dalla pittura alla fotografia, dai suoi primi esperimenti creativi al reportage fotografico, il passo è breve perché ciò che conta, nelle sue donne, è la rappresentazione di un’identità poliedrica, complessa, in cui l’apparenza inganna, in cui il pensiero non detto si sovrappone al concetto dichiarato.
    Nelle immagini di Anna, però, a differenza di autrici come la Woodman e la Jürgenssen, non vi è contenuta la critica dell’estetica dell’apparire o degli stereotipi di genere, non vi sono espressi dichiaratamente i tormenti dell’anima o del corpo femminile e adolescenziale, anzi l’estetica e l’apparire si fanno strumenti della vita interiore e la teatralità non è inquieta e opprimente, ma calma e rivelatrice.
    Le varie parti che Anna mette nelle sue foto (casa, donna, corpo, oggetti, colori) sono volutamente scomposte per sfuggire alla realtà, ma tali da creare allo stesso tempo una sintesi simbolica all’interno dell’inquadratura. Il messaggio è diretto ed essenziale sia pure attraverso il filtro di un linguaggio istintivo e sensuale. Disordine creativo e semplicità. Emozioni e raffinatezza formale. Femminilità.

  7. Giancarla Lorenzini says:

    Complimenti ad Anna per le ottime immagini che ci parlano di universo femminile complesso; la rappresentazione di una Donna (in senso universale) che fa fatica a trovare la propria collocazione, che è alla ricerca di sè in rapporto al vivere quotidiano e all’immagine steerotipata che le è stata appiccicata addosso. Dal rifiuto dell’essere considerata solo per la bellezza fisica, sottolineato dalle spaccature sovrapposte al corpo, ai simboli, agli ambienti, alla maternità, ai legacci che fasciano le caviglie (che non credo siano solo di valore estetico) questa donna ci volge ancora le spalle per cercare altrove una risposta…ma quella risposta dovrà necessariamente trovarla dentro di sè.

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