Ago 4, 2019

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Ossessione fotografica _ n.1, Daniela Berutti – a cura di Carlo Cavicchio

Ossessione fotografica _ n.1, Daniela Berutti – a cura di Carlo Cavicchio

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Daniela Berutti

Colori e geometrie, una grande passione.

 

Cosa accomuna i fotografi che riescono a produrre un corpo di immagini interessanti?

Ne sono da sempre convinto: l’ossessione!

Una sana ossessione, che unisce l’atto fotografico, lo studio e la sistemazione continua del proprio archivio.
Daniela Berutti ne è un esempio, uno dei tanti. E non importa se parliamo di fotoamatori o di professionisti, da sempre i migliori lavori nascono dal sacro fuoco dalla passione.

Gabriele Basilico, a fine anni ’70, gira senza sosta Milano con il suo motorino,

“ … sono andato avanti per mesi, anche luglio e agosto, per me era diventata un’ossessione, una passione totalizzante che si mangiava tutto il mio tempo e mi fece perdere anche gli amici”, così dirà in una bella intervista a Mario Calabresi.
Basilico, per sua stessa ammissione, rimase scioccato dal lavoro dei coniugi Becher, che per tutta la vita scattarono praticamente la stessa foto. La loro costanza e la loro fissazione li porterà a diventare un punto di riferimento fondamentale per chiunque si sia avvicinato allo studio del linguaggio fotografico.

Giuseppe, un caro amico e stimato medico odontoiatra, tutte le mattine, (dico tutte!) dalle 7:30 alle 8:30 gira intorno alla stazione centrale di Milano in cerca dei suoi soggetti. Il suo archivio e la sua capacità hanno raggiunto livelli rari per un “semplice” fotoamatore.

Mi fermo qui, ma potrei ricordarvi l’attività di Sander, di Atget, di Frank … tutti veri tormentati dalla fotografia.

 

Tornando a Daniela, le sue immagini possono catturare la nostra attenzione o lasciarci indifferenti ma è innegabile che siano estremamente curate e coerenti tra loro. L’autrice non si limita a scattare ma ne cura personalmente la post-produzione, quel minimo, dice lei con falsa modestia, per raddrizzare le linee.

 

La ricerca di Daniela è costante, può trovare i suoi soggetti a Torino (la città in cui vive) ma anche a Marsiglia, Parigi, Milano, Genova … insomma quando trova di fronte a se ciò che le interessa, lo riconosce e scatta, alimentando il suo infinito archivio in perfetto stile becheriano.
Inutile dire che la nostra autrice scatta di continuo anche senza la fotocamera, il suo occhio cade costantemente su ciò che è il suo tema inoltre non smette di vedere mostre, seguire seminari, acquistare libri.

Una sana ossessione dunque!

 

Personalmete trovo indispensabile l’approfondimento di un tema, mentre devo ammettere che non ho mai apprezzato l’abitudine di molti fotoamatori di scattare a caso, un giorno i panorami, poi i ritratti … le architetture e magari nel fine settimana un bel lavoretto sulle manifestazioni.

Credo invece sia importante darsi delle regole, è ciò che consente in modo naturale di mantenere viva una passione altrimenti messa a rischio dai fatti del quotidiano.

Questa parte secondaria della nostra esistenza non ci procura reddito ma al massimo delle spese di tempo e di denaro, è l’unica maniera che abbiamo per reggere allo stress e alla forza della vita che ci porterebbe a smettere, è proprio il progetto.

Inoltre cercare di trovare un timbro e di tenerlo a lungo è un valore da non sottovalutare.

Cambiano i soggetti, cambia ciò che abbiamo davanti, ma sviluppando un flusso di limmagini coerente si genera un’opera viva, un insieme tra la coerenza dello sguardo e la variazione di soggetto, proprio come ci hanno insegnato i grandi autori citati prima.

Dal vasto archivio di Daniela ci siamo limitati, non senza difficoltà, a otto immagini per i due lavori principali:

 

Le vite degli altri

 

– Le vite degli altri: frammenti che emergono dalle facciate delle abitazioni, una tenda colorata, una bicicletta, un uomo in attesa …

Uno spunto per immaginare come si svolgono le esistenze delle persone che abitano palazzi di tutti i tipi, popolari, eleganti, contemporanei, centrali o di periferia.

 

Industrial details

 

 

– Industrial details: qui è evidente l’amore di Daniela per Mondrian e Franco Fontana. I colori, le geometrie e i dettagli sono ricercati in zone industriali nel tentativo di mettere relazione la fotografia d’architettura minimalista con il colore.

Carlo Cavicchio
Tutor Fotografico  FIAF

 

Biografia Carlo Cavicchio – AGORA  (pdf scaricabile)

  1. Il Direttore says:

    Con questo primo post Carlo Cavicchio inizia la pubblicazione a puntate del progetto da lui ideato e realizzato “Ossessioni fotografiche” che raccoglie le conoscenze da lui acquisite nell’ambiente della fotografia milanese. Ritengo siano molto importanti questo genere di contributi perché permettono d’entrare in modo diretto a contatto della nostra pratica fotografica di appassionati. In particolare Milano è una città molto importante che però raramente viene raccontata nel suo presente ma molto tempo dopo con ricostruzioni storiche.

    Nel 1995 il fotografo americano Robert Adams rispose alla domanda: Allora cos’è l’arte? “Fondamentalmente è il tentativo, nato da un’amorosa attenzione al mondo, di trovare una metafora capace di redimerlo. In ultima analisi, il dono dell’arte è quell’unità di coerenza, significato, risultato capace di dare piacere. Ho cercato di scrivere su questo tema nel piccolo libro intitolato La bellezza in fotografia…”
    Questo brano è tratto, tra i tantissimi molto interessanti, dal libro “Lungo i fiumi” che, curato da Giovanni Chiaramonte, raccoglie numerosi conversazioni di Robert Adams con giornalisti e studiosi- Ed. Itacalibri/Ultreya (2008).

    La ricerca della “bellezza” è la necessità interiore della fotografa Daniela Berutti.
    In Italia diamo un significato diverso a quel “risultato capace di dare piacere” chiamato bellezza che R. Adams ha magistralmente definito.
    Le forme della bellezza sono numerose e ci conducono dal piacere estetico alla rivelazione di sorprendenti più complesse composizioni che ci mostrano il sublime. Sono quelle composizioni che si spingono oltre al simbolo formale per diventare significazione della realtà.
    Ne abbiamo un esempio nei due progetti dell’autrice che ben chiariscono il suo campo di ricerca che si rapporta con l’artificiale che incontra nel quotidiano e nel viaggiare.

    Complimenti a Daniela Berutti per l’interessante ricerca fotografica che ha condiviso con noi, che sono certo in tanti ne comprenderanno il valore.

    • Daniela Berutti says:

      Gentilissimo Direttore,
      È davvero un piacere leggere il suo commento!
      La ricerca della “bellezza”…. in una sola frase ha sintetizzato ciò che faccio (spesso anche inconsapevolmente) quando ho la macchina fotografica tra le mani: isolare il bello che c’è, anche se il luogo nel suo complesso potrebbe essere tutt’altro che affascinante.
      Il piacere estetico, certamente soggettivo, è il risultato che ricerco con la mia fotografia e mi rende molto felice sapere che viene apprezzata e compresa.
      Grazie ancora.

  2. Omero Rossi says:

    Daniela mi è molto piaciuta e Carlo è stato il giusto Tutor, complimenti vivissimi. Omero

  3. Daniela Berutti ha fotografato ciò che io provo all’ imbrunire, in qualsiasi città mi trovi, la sensazione di essere sola fuori mentre vi è vita nelle case. Le foto mostrano, e sintetizzano, la diversità di ogni situazione. Complimenti al tutor Cavicchio, ha scelto delle fotografie interessanti.

  4. Monica Pelizzetti says:

    Trovo interessante e di valore in questo lavoro la sinergia che si manifesta tra estetica, grafica e concettualità. La fotografa ha saputo felicemente coniugare, particolarmente nel primo progetto, il gusto per il dettaglo architettonico che di per sè è un soggetto inanimato, con la vita vissuta delle persone reali. Pur concentrandosi solo sulle “cose” lascia uno spazio fatto di immaginazione alle persone che stanno dietro o dentro a quelle cose dando così un significato più vivo e vissuto al dettaglio architettonico.

  5. Dell’interessante, attento e coeso lavoro di Daniela Berutti, mi ha attirato e sollecitato “Le vite degli altri”, forse proprio per la diversità del punto di vista sin’ora da me abitato.
    In una uniformità, omologazione che tenta lo sguardo ad una pigrizia che può divenire cecità, quei dettagli, tracce di vita quotidiana, sono inciampo per lo sguardo che si ritrova a cadere dentro quelle stanze, a immaginarle e con esse chi quelle tracce ha lasciato e con quali le sostituirà da lì a poco. Lo sguardo diviene quindi attivo, partecipe di questa umanità -che appare qui sparuta, circondata e quasi compressa dalla modularità- e della scelta, fra le tante possibili, di chi decide di esplorare il vivere quotidiano da questo particolare punto di osservazione.

  6. carlo cavicchio says:

    Grazie a tutti per i vostri commenti e un grazie particolare ad Agorà Di Cult per questa splendida opportunità.

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